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Così Sacconi e De Michelis guardano a Oriente

Venerdì, 5 Febbraio 2010 | Categoria: Cultura




Come ai tempi delle Repubbliche marinare, sarebbe tutta una questione di geografia, anzi di orografia. La vecchia locomotiva del mondo, l’America, ha ceduto il passo a Cina e India: calano i grandi traffici transpacifici e attraverso i porti del nordeuropa, crescono gli scambi nel Mediterraneo. L’Adriatico è a est del Tirreno, e da Trieste e Venezia raggiungere il cuore dell’Europa resta più semplice che attraverso Genova. Per Maurizio Sacconi e Gianni de Michelis l’occasione, la «seconda chance» del Nordest, è tutta qui. Un Nordest che non deve essere solo Venezia, Trieste e Treviso, ma anche Brescia, Bergamo, Bologna. Un’«area maggiore» in cui puntare tutto su turismo, capitale umano, logistica. Il Nordest «non ha petrolio, non ha gas, non ha minerali» eppure in meno di cinquant’anni il Veneto ha assorbito un milione di immigrati. «Nel solo periodo 2001-2008 si contano 360mila nuovi residenti», appena un terzo dei quali stranieri.

Gianni De Michelis è veneziano, Maurizio Sacconi di Conegliano, due passi da Treviso. L’analisi potrebbe essere bollata come figlia del più classico orgoglio delle origini. Ma Dialogo a Nordest, appena edito da Marsilio, è più di un inno agli eredi della Serenissima. Sacconi coglie ad esempio nel Nordest di oggi una «frattura del senso comune» fra localisti e cosmopoliti, che altro non sarebbe - almeno nella accezione comune - parte della nota cultura che divide da sempre lagunari e non lagunari. Da un lato Sacconi vede i fautori di una cultura cosmopolita abituata ad alzare lo sguardo (forse fin troppo) fino a Tokyo e Shanghai, dall’altra coloro che rimpiangono il caro vecchio Veneto, povero e pastorale, sincero ma chiuso.

Il Nordest, come il resto del Paese, resta afflitto da un alto abbandono scolastico. Ci sono solo 15 scuole ogni centomila abitanti e coloro i quali svolgono attività educative sono il 6,9% della popolazione, «meglio della media nazionale ma sempre insufficiente». Poi ci sono i problemi dell’integrazione: per Sacconi il Nordest dovrebbe sfuggire tanto dal «multiculturalismo indifferente» di matrice anglosassone quanto dall’«assimilazionismo arrogante», la strada scelta dalla Francia. La terza via è «il modello dell’identità aperta»: formazione e selezione nei Paesi d’origine, rispetto degli accordi di integrazione, conquista della «cittadinanza a punti». Per tessere quelle che De Michelis definisce le «nuove vie della seta» e ritrovare lo «spirito di Marco Polo» c’è insomma bisogno di «alzare lo sguardo davanti a sé». Un gesto di cui, a guardar bene, ci sarebbe bisogno ovunque: a Venezia come a Brescia, a Napoli come a Milano, a Genova come a Palermo.

Autore: Gianni De Michelis e Maurizio Sacconi
Titolo: Dialogo a Nordest
Edizioni: Marsilio
Pagine: 160
Prezzo: euro 12

Fonte: lastampa.it - Libri

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