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16 ore settimanali nel 2020

Domenica, 7 Febbraio 2010 | Categoria: Cultura




1967 Nov 26 Gastonia Gazette - Gastonia NC paleofuture

   Negli anni ’60 e ‘70’ del secolo scorso era piuttosto diffusa l’idea che  lo sviluppo tecnologico, l’automazione e una maggiore razionalità del processo produttivo avrebbero consentito una generale riduzione dell’orario di lavoro. In questo articolo della Gastonia Gazette del 26 novembre 1967, per esempio, si prevedevano le 16 ore settimanali entro l’anno 2020. Ma in generale tutte le previsioni che si possono trovare sui siti di retro-futurismo sono a favore dell’automazione generalizzata, per tutti, e quindi di una maggiore disponibilità di tempo libero.
  
   Qualcosa deve essersi rotto nel frattempo in questa dinamica, che allora veniva concepita come ineluttabile, perché certamente nel 2010 chi ha un lavoro fisso spesso lavora anche di più rispetto al 1967,  per ottenere lo stesso salario, e anche meno. Chi non lavora, i disoccupati,  i precari, sono votati alla povertà e alla carità, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi.  
 

   In quest’articolo, il politologo americano Sebastian de Grazia, autore di  Of Time, Work, and Leisure (Tempo, Lavoro e Svago,1962),  prevedeva una giornata lavorativa di 21-31 ore per il 2000 e di 16-26 per il 2020, e la possibilità del “salario garantito”,  esprimendo anche il timore che tutto questo tempo libero, quasi forzoso, possa degenerare in “noia, pigrizia, immoralità, e aumento della violenza personale”:

   ” If the cause is identified as automation and the preference for higher intelligence, nonautomated jobs may increase, but they will carry the stigma of stupidity. Men will prefer not to work rather than to accept them. Those who do accept will increasingly come to be a politically inferior class.". One possible solution: a separation of income from work; perhaps a guaranteed annual wage to provide "the wherewithal for a life of leisure for all those who think they have the temperament."
   In altri termini, se la causa viene identificata nell’automazione e in quel che i sociologi chiamano anomia, il rimedio potrebbe essere l’aumento dei lavori non-automatizzati, che però rischiano di essere rifiutati perché considerati inferiori (come si dice adesso, “i lavori che gli italiani non vogliono più fare”, e che pertanto vengono svolti da una classe inferiore, esclusa dai diritti di cittadinanza). La soluzione che suggerisce de Grazia è un salario garantito per tutti i forzati del tempo libero, in modo che il tempo libero non sia semplicemente ricreativo ma istruttivo, attraverso l’arte, la cultura, la musica, la contemplazione. Il sapere entra a far parte del processo di valorizzazione al fine di prevenire le minacce alla stabilità del sistema, derivate dal suo stesso sviluppo tecnologico. E’ quel che altri hanno chiamato “società dello spettacolo”, della comunicazione o dell’informazione. Secondo il pedagogista Robert Hutchins il sistema educativo deve investire l’intera vita, e non solo una parte relativa all’uomo come forza-lavoro. Pertanto egli prevede che sarà necessaria una rivoluzione tecnologica dell’educazione attraverso
   “a learning center in every home. Its components might be a telephone, a TV set, and a console. Teachers might go from house to house like visiting nurses. The bulk of the instruction and examinations would be handled by computers. The safest course will be to turn over to the machines the task of training and informing, thus relieving teachers for the work of education”.
(attraverso un centro di apprendimento in ogni casa. I suoi componenti saranno un telefono, un televisore e una console. Gli insegnanti andranno di casa in casa come balie a domicilio. Il grosso del’istruzione e degli esami verrà svolto da computers. La direzione più sicura sarà di trasferire alle macchine il compito di educare e informare, in modo da sollevare gli insegnanti dal lavoro educativo” ).
   Protagonisti di questa rivoluzione tecnologica saranno gli hippies, non più visti come una moda passeggera ed eccentrica, ma come agenti del cambiamento. I futurologi forse non azzeccheranno tutte le previsioni, però talvolta ci illuminano sulle tendenze del presente, che poi si avverano ( o meno) nel futuro secondo esiti a volte imprevedibili, l’eterogenesi dei fini, come per ogni “rivoluzione”. Quanti anni avevano Steve Jobs e Bill Gates nel 1967?

Pubblicato da doktorgeiger | Commenti

Tag: tecnologia, retrofuturismo

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Fonte: geiger dysf

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