Keats: quando si moriva di tisi, non di stroncature
Sabato, 27 Febbraio 2010 | Categoria: CulturaIn un primo momento la morte a 25 anni di Keats, in realtà stroncato dalla tisi come già sua madre e un fratello, fu attribuita al dolore del poveretto per le stroncature ricevute; dall’alto delle loro condizioni di aristocratici, sia Byron sia Shelley lo piansero come un caso patetico, il figlio di uno stalliere che si era arrischiato in un ambiente troppo crudele per lui. Quando a sua volta Shelley annegò con lo yacht e gli trovarono in tasca una copia delle poesie di Keats, qualcuno commentò che erano state una zavorra. Alla lunga però il giovinetto che aveva perseguito con tutte le forze il sogno dell’arte e della creazione di qualcosa che prescindendo dal valore commerciale, illuminasse l’umanità, fu visto come il precursore e il simbolo più fulgido di tutto il cosiddetto movimento estetico internazionale, un protomartire della lotta per affermare i valori della forma contro la grettezza e i pregiudizi del vittorianesimo. Oltre all’opera pubblicata, si lessero allora e si apprezzarono le sue lettere private, sia quelle, di meravigliosa coerenza e lucidità, con la cronaca della propria educazione letteraria, scritte ad amici e sodali, sia quelle indirizzate all’ultima innamorata Fanny Brawne, la cui lucida passione era in scandalosa controtendenza col perbenismo ormai imperante.
Studi approfonditi rivelarono un carattere tutt’altro che debole o remissivo - uno sportivo, piuttosto, podista instancabile e giocatore di cricket; un apprendista chirurgo avvezzo allo spettacolo del sangue e della sofferenza; soprattutto, un uomo dai sensi talmente sviluppati da essere travolto fino all’ebbrezza davanti a esperienze come la scoperta di un nuovo scrittore, e capace di dar conto delle proprie sensazioni con una opulenza di linguaggio che accantonando un secolo e mezzo di scrittura linda e pacata guardava indietro, addirittura agli elisabettiani.
Numerose ovviamente le biografie di questo affascinante giovane uomo, romanzate e non. L’odierna Bright Star di Elido Fazi, limitata agli ultimi due anni (senza però i malinconici mesi romani col rapido declino e la fine - che ispirarono a Anthony Burgess la fantasia di un incontro di Keats con un Giuseppe Gioacchino Belli non ancora diventato maestro del sonetto) - segue, a volte giorno per giorno, il non poco che si sa, assai obiettivamente, sempre osservando Keats dall’esterno e seguendo con esempi ampi e felicemente tradotti l’impressionante torrente di poesia che gli sgorgava da dentro.
Non sappiamo cosa alimentasse il suo motore, ma mentre seguiamo i suoi continui spostamenti alla ricerca del luogo ideale dove dedicarsi alla Musa, avendo ormai deciso di abbandonare la medicina, constatiamo l’inarrestabilità con cui oltre a spiegarsi nelle magnifiche lettere, oltre a comporre a braccio sonetti su temi obbligati nei giochi di società degli amici che frequenta, Keats sforna di getto e apparentemente senza pentimenti poemi mitologici originali fino a essere sconcertanti, novelle in versi che anticipano la sensualità malata del decadentismo, odi sublimi in cui si interroga attraverso simboli sulla necessità stessa del bello nella nostra vita.
Non ci sono novità in questa presentazione, né tentativi di interpretazione; non viene contestato nemmeno l’ormai venerando sfondone nella versione italiana corrente della lapide famosa («Here lies one whose name was writ in water»: dovrebbe essere «qui giace uno il cui nome fu scritto con l’acqua», non «sull’acqua»). Ma il libro è fresco e sincero, non indegno del suo straordinario protagonista.
Autore: Elido Fazi
Titolo: Bright Star. La vita autentica di John Keats
Edizioni: Fazi
Pagine: 282
Prezzo: 15 euro
(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 27 febbraio)
Fonte: lastampa.it - Libri
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